Il sangue d’Europa

“Con Vittorini che conosce “il mondo offeso” fu facile parlare di quegli argomenti che un congresso della letteratura europea non può affrontare; della letteratura come onesta vocazione, e soprattutto dell’Europa: una cosa che ci pareva troppo grande e incerta e afflitta perché trecento signori riuniti a Weimar nell’ottobre del 1942 potessero parlare in suo nome.”
Così Giaime Pintor, “Il mondo offeso. Scrittori a Weimar” (“Il Sangue d’Europa”, Einaudi). Germanista, traduttore di Rilke, Kleist, Hofmannsthal. Aveva curato per Bompiani la grande antologia del teatro tedesco. Nato a Roma, nei ricordi Cagliari con i suoi bastioni e “la spiaggia quasi africana”. Negli occhi un Continente senza frontiere.
È incredibile come un giovane di 24 anni, morto nel 1943, abbia divorato tanta cultura in un pugno d’anni. Un gigante. Fu ucciso da una mina tedesca mentre tentava di raggiungere Roma per combattere il nazifascismo. È qui il punto. L’intellettuale capace di abbandonare specializzazioni e presunzioni. Giaime lo spiega nell’ultima lettera al fratello Luigi:”…Una società moderna si basa su una grande varietà di specificazioni, ma può sussistere soltanto se conserva la possibilità di abolirle a un certo momento per sacrificare tutto a un’unica esigenza rivoluzionaria. È questo il senso morale, non tecnico, della mobilitazione: una gioventù che non si conserva “disponibile”, che si perde completamente nelle varie tecniche, è compromessa. A un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell’utilità comune…”
“L’importante è che la morte ci trovi vivi”, diceva Marcello Marchesi. Questo giovane di 24 anni è vivo.

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