Signora della scena

E allora l’attrice fissò il giornalista. Con voce penetrante domandò:”Ma noi ci siamo già visti?”
“Veramente io, signora, l’ho intervistata…otto, forse dieci anni fa”.
“Dunque, io ero più giovane e lei era un bambino”.
Il giornalista le avrebbe voluto dire ch’era vestita d’un fascino immutabile, senza età. Ma non proferì parola, si rifugiò nel mare aperto del non detto. In camerino pochi oggetti, qualche ricordo: un foulard, un gioiello, una foto, quella del grande amore di una vita.
La conversazione lui, il giornalista, quando la salutò, pochi minuti allo spettacolo, già non la ricordava. Non gl’importava quel che s’erano detti in mezz’ora, poco più. Era rimasto stupefatto nell’istante in cui quell’espressione spenta, stanca, alla prima domanda s’era colorata senza l’artificio del sorriso. Il lieve movimento del capo, la ruga sottile lungo la guancia e gli occhi che, come d’incanto, accesero la luce del viso. Interpretazione inestimabile. Solo per lui. Niente di paragonabile a quella, pur vibrante, che aveva donato al pubblico. Quando tutti applaudirono, lui pensava a quello sguardo luminoso e a quella domanda;”Ma noi ci siamo già visti?”
“Sì signora, e io la vedrò per sempre!”


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