Ore 15. Portici di via Roma. Cinema Olympia. “Il rito”. Che poi è il titolo di un film di Bergman. Ma lui, il giornalista che amava la Cagliari dei tempi andati, non aveva negli occhi gli scenari algidi del maestro svedese. Era dar corso al sentimento popolare, frequentato nel quartiere affacciato al porto, immergersi nelle piccole gioie quotidiane, vissute tra le mura di casa. Come entrare nell’oscurità della sala al “primo spettacolo”. “Il rito”, appunto. Lui, il giornalista, aveva contagiato anche il nipote. Si sedevano nelle ultime file. Sala praticamente vuota. E via alla vorticosa sequenza di immagini, al turbinio di pensieri che balzavano nel cervello come personaggi che s’affollavano nel sogno cinematografico. Ma l’Intreccio, la storia contava fino a un certo punto. Perché il giornalista era campione mondiale d’insofferenza. Non sopportava la regola del silenzio davanti alla sacralità della pellicola. E allora dialoghi degli attori interrotti da commenti caustici, critiche sferzanti in tempo reale. E pazienza se gli altri spettatori guardavano storto, minacciavano al limite dello scontro fisico. Il giornalista, impassibile, interagiva col film, lo viveva a suo modo. E poi si confrontava con l’esperto più esperto di tutti, “la maschera”, l’addetto al controllo dei biglietti, l’intrepido che con la torcia squarciava il buio. Era lui che aveva il polso della situazione più del più raffinato intellettuale formatosi sulle lezioni di regia di Sergej Ejzenstejn. Dalla “maschera” tutte le informazioni sugli incassi del film, su età e estrazione sociale del pubblico, sull’affluenza e anche sulla qualità del prodotto. Meglio del più affidabile sondaggio. Così per dieci, cento, mille proiezioni. Così per tutta la vita, nell’incanto dell’attimo. Un linguaggio misto, interrotto, frammentato che liberava parole nuove o di nuovo senso. Un montaggio d’invenzioni che costruiva la grammatica della fantasia.
Ore 17. Il film era finito. Il giornalista e il nipote, con i dannati del “primo spettacolo”, guadagnavano l’uscita dell’Olympia. Con passo frettoloso, s’immergevano nei portici di via Roma. Pronti al prossimo “rito”.
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Attilio Gatto
Nato il 17 ottobre 1955. Giornalista, ha lavorato per l’Unità, Paese Sera e alla sede Rai per la Sardegna. Si è laureato in lettere all’Università di Cagliari, con una tesi in storia del teatro.
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